Dove una foto diventa nitida
Un obiettivo mette a fuoco perfettamente una sola distanza alla volta. Tutto quello che si trova a quella distanza forma, nel mondo, una lastra sottilissima: il piano di fuoco. Qui è la lastra luminosa che attraversa il plastico, e la linea verde è il punto in cui taglia strade, alberi e monumenti. La fascia appena più chiara intorno è la zona che l'occhio percepisce ancora come nitida.
Perché il resto si ammorbidisce
Da ogni punto della scena parte un ventaglio di luce. Entra da tutta l'apertura dell'obiettivo e le lenti lo ripiegano verso un punto. Se il soggetto sta sul piano di fuoco, il ventaglio si richiude esattamente sul sensore. Se sta più vicino, si richiuderebbe dietro il sensore; se sta più lontano, davanti. In entrambi i casi sul sensore arriva un dischetto: il cerchio di confusione. Quel disco è lo sfocato. Lo schema sotto il mirino mostra quanto è grande per i tre soggetti.
disco = (f² / N) · |d − s| / (d · (s − f))
Con f la focale, N il diaframma, s la distanza messa a fuoco e d quella del soggetto. Finché il disco resta sotto 0,03 mm, su un sensore pieno formato lo leggiamo come un punto.
La ghiera
Girare la ghiera fa scorrere le lenti avanti e indietro dentro il barilotto. Per un soggetto vicino le lenti devono allontanarsi dal sensore, per uno lontano avvicinarsi. Puoi trascinare la ghiera direttamente sull'obiettivo, usare il cursore o i tasti 1, 2 e 3.
Il diaframma
È il foro regolabile al centro dell'obiettivo. Tutto aperto (f/1.8) il ventaglio di luce è largo: i dischi sono grandi e la fascia nitida sottile. Chiuso (f/16, f/22) il ventaglio si stringe, i dischi si rimpiccioliscono e la zona nitida si allarga. Per questo i paesaggi si scattano spesso tra f/8 e f/11 e i ritratti tra f/1.8 e f/2.8. Nella realtà, oltre f/16 la diffrazione ammorbidisce un po' tutta l'immagine; qui non è simulata.
La focale
Con il 24 mm vedi quasi tutta la Via dei Fori Imperiali, con il 135 mm il Colosseo riempie il mirino. A parità di distanza, una focale lunga ha una zona nitida molto più sottile. Se invece ti allontani per inquadrare lo stesso soggetto alla stessa grandezza, la profondità di campo torna quasi uguale: cambia la prospettiva, cioè quanto lo sfondo sembra vicino e grande.
Perché sembra un plastico
Qui siamo davvero davanti a un plastico in scala 1:300: un centimetro vale tre metri di Roma. A distanze così corte anche un diaframma chiuso lascia uno sfocato evidente, e il cervello associa quello sfocato alle cose piccole. È lo stesso effetto delle foto “tilt-shift”, che fanno sembrare le città vere dei modellini. Fotografata dal vero, da una terrazza sopra i Fori, la stessa scena risulterebbe nitida quasi tutta.
Roma, ma non al centimetro
Il plastico ricompone Roma per servire l'esperimento, non per sostituire una mappa. Il Vittoriano non sta dove lo vedi: qui è spostato sull'asse della Via dei Fori Imperiali, così l'obiettivo guarda dritto verso il Colosseo. In realtà il monumento sorge di lato, sul fianco del Campidoglio, con la facciata su Piazza Venezia, e la strada parte dalla piazza costeggiandolo. Anche distanze, proporzioni e spazi tra i monumenti sono compressi e semplificati, e la città intorno è inventata: palazzi generici, non gli isolati veri del Rione Monti.
Restano fedeli l'ordine dei monumenti lungo la strada, la Colonna Traiana e i Mercati sulla sinistra, il Foro Romano e il Campidoglio sulla destra, e il Colosseo in fondo, come appare oggi, con l'anello esterno crollato sul lato sud.
Capovolta?
Sì. Ogni obiettivo proietta il mondo sottosopra: sul sensore, dietro le lenti, l'immagine è capovolta. Il mirino la raddrizza, come fa la tua macchina fotografica.
Comandi
1 2 3 fuoco su Colonna Traiana, Foro Romano, Colosseo · [ ] ghiera fine · F diaframma (⇧F indietro) · L focale · X obiettivo esploso · E etichette · R ripristina vista · / nascondi l'interfaccia · trascina per ruotare, tasto destro per spostare, rotella per avvicinarti.
Numeri calcolati per un sensore pieno formato (36 × 24 mm) con cerchio di confusione di 0,03 mm. Le distanze si misurano lungo l'asse dell'obiettivo, che è disegnato fuori scala per vederne l'interno.
Un progetto di Daniele Pieracciani, Statico · statico.tech
Ispirato a The Plane of Focus di Ryan Sael. Scena, codice e testi sono originali.